Emanuela Libralon – Effetti della Mediazione Familiare sulla conflittualità genitoriale: strumento preventivo di comportamenti violenti e/o aggressivi dei figli

“ Dalla mia parete pende un
lavoro giapponese, di legno,
maschera di un cattivo demone,
laccata d’oro. Con senso
partecipe vedo le vene gonfie
della fronte mostrare quanto
sia faticoso essere cattivi”
Bertold Brecht

Può la mediazione familiare stimolare i genitori ad apprendere un modo sano di litigare? E se sì, può questo riuscire a prevenire comportamenti violenti o aggressivi nei figli?
Emanuela Libralon sostiene motivatamente questo nel suo lavoro conclusivo alla formazione in mediazione familiare. Un lavoro ricco e semplice, di facile lettura e di immediata comprensione, ma niente affatto banale o banalizzante.
L’argomento è trattato con preoccupato interesse all’infanzia e all’adolescenza, il nostro capitale futuro più prezioso.

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Isabella Buzzi – L’Identità Sessuale e la teoria del gender

Con il nuovo Governo abbiamo assistito al riaprirsi di un discorso interessante riguardante le famiglie omosessuali, i mass media e i social network italiani, da circa quindici anni, ci hanno proposto un diffuso dibattito relativo alla cosiddetta “ideologia gender”, ma al contrario di quanto si potrebbe comunemente pensare, la comunità scientifica psicologica e sociale accreditata afferma che la “teoria del gender” non ha fondamento scientifico. Abbiamo provato a esplorare l’identità di genere da un punto di vista non giudicante e questo è il frutto della nostra indagine.

La Teoria del Gender, diffusa per la prima volta dal Pontificio consiglio per la famiglia nel 2000, come sostengono Ferrari, Ragaglia e Rigliano (2015), è una interpretazione teorica non riconosciuta dalla comunità scientifica, dei Gender Studies e degli LGBT Studies. Secondo Scandurra e Valerio (2016), esistono piccoli gruppi appartenenti a diverse confessioni religiose che si dichiarano apertamente contrari alle politiche di promozione dei diritti civili per le persone LGBT e che hanno stigmatizzato il “pericolo gender” e i suoi effetti culturali e antropologici. Tra questi effetti ci sarebbe la negazione totale delle differenze biologiche e psicologiche tra maschi e femmine, l’oltrepassamento della famiglia tradizionale quale fondamento naturale di tutte le società e la promozione di uno stile di vita disordinato e squilibrato. Questi gruppi anti-gender sostengono inoltre che tutti i progetti scolastici legati all’educazione sentimentale e alla promozione della cultura delle differenze siano in realtà un mascheramento politically correct di una volontà di annullare le differenze per scegliere liberamente il genere di appartenenza (Palazzani, 2011; Atzori, 2014; Tettamanti, 2015).

La critica ai Gender Studies e ai LGBT Studies è basata infatti su una eccessiva semplificazione che si sintetizza in due punti fondamentali:

1) per i Gender Studies tutto sarebbe cultura, la differenza biologica non esisterebbe, e

2) i Gender Studies propugnerebbero il primato del desiderio soggettivo, come diritto da raggiungere (Attori, 2014).

Sebbene alcuni teorici, più vicini al post-modernismo e al decostruzionismo, sembrino esprimere posizioni simili a quanto criticato dagli oppositori della presunta “teoria del gender”, in realtà, essa presenta una certa complessità teoretica che raramente giunge fino al totale annullamento del dato biologico (Monceri, 2009).

I Gender Studies sono studi scientifici interdisciplinari che hanno inteso condurre una rilettura critica dei significati socio-culturali della sessualità e dei generi, cercando di dare un senso alla secolare inferiorità cui sono state costrette le donne (rispetto al diritto di voto, l’esercizio dei potei pubblici giurisdizionali, ecc.). Il mondo accademico ha poi focalizzato l’interesse sulle cosiddette minoranze sessuali e di genere, ovvero le persone LGBT, e questi studi hanno definito il costrutto dell’identità sessuale come dimensione soggettiva e personale del proprio essere sessuato (Shivey e De Cecco, 1977; Lev, 2004).

L’identità Sessuale è un costrutto formato da quattro elementi.

1) L’identità di genere è il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza ad un sesso e non all’altro, ed è posta su un continuum maschile-femminile.

2) Il ruolo di genere indica l’insieme di comportamenti, atteggiamenti e modalità di presentazione sociale che, in uno specifico contesto socio-culturale, sono riconosciuti come tipicamente maschili o come tipicamente femminili.

3) Il sesso, che è la dimensione biologica, si riferisce alle caratteristiche genetiche, ormonali, anatomiche e fisiologiche dell’essere umano.

4) L’orientamento sessuale indica la direzione della propria sessualità e affettività, a livello comporta-mentale o di fantasia, verso persone dello stesso sesso (omosessualità), di sesso opposto (etero-sessualità) o di ambo i sessi (bisessualità).

Il biologico esiste e crea innegabili differenze, il problema non sta assolutamente nel dato biologico e nella sua funzione, sostengono Scandurra e Valerio (2016), ma in ciò che la società, e quindi il dato socio-culturale, costruisce sul biologico, creando copioni, asimmetrie e disuguaglianze, e tutte quelle persone che non rientrano nei canoni e nei copioni prestabiliti e socialmente desiderabili vengono considerate bizzarre, strane e in certi casi “malate”.

La costruzione dell’identità sessuale, etnica e sociale è quindi un processo complesso e imprevedibile, che non si può predeterminare semplicemente, con parole o con comportamenti.

L’identità sessuale non risponde solo al desiderio soggettivo o al desiderio dell’altro, si struttura, prende forma e ci dice chi siamo: non si sceglie affatto. Nel dominio del desiderio, piuttosto, rientra il problema del benessere biologico, psicologico e sociale dell’individuo che è intrinsecamente legato all’accettazione di sé. In sintesi, non si può scegliere la propria identità sessuale, si può solo scegliere come viverla.

Graziamaria Raschillà – Il benessere dei figli e la responsabilità genitoriale costruito nel percorso della Mediazione familiare

Questo lavoro nasce due anni di studio, scanditi da impegno e tanta dedizione. Mentre ero una semplice studentessa in legge già il fascino della mediazione familiare aveva conquistato il mio interesse e il mio intento era intraprendere una formazione post laurea sull’argomento per poter finalmente non sentire solo parlare di mediazione ma esserne a contatto. Cosi ho intrapreso questo percorso, anche se lo definirei per lo più una esperienza intensa di vita; sono venuta a contatto con realtà fino ad allora sconosciute e che ho cercato in qualche modo di fare mie, da cui imparare e farne un bagaglio culturale. Diverse sono state le meditazioni e i cambiamenti ma alla fine era certa l’intenzione di scrivere qualcosa di nuovo e diverso, qualcosa che potesse interessare e magari insegnare qualcosa all’esterno ma nello stesso tempo che potesse arricchirmi all’interno, qualcosa che mi coinvolgesse e mi appassionasse al lavoro. Un risultato che fosse la realizzazione di un qualcosa che rimanesse visibile e tangibile, ma soprattutto che fosse un trampolino di lancio in un futuro senza confini. Il tempo mi ha dato la possibilità di ampliare le mie
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Marlis Bordato e Alessandra Zanetti – Teatro dell’Oppresso e Mediazione Familiare: due risposte al conflitto

“I cinesi hanno detto che la gente ricorre alla violenza fisica perché le parole hanno fallito. Forse per guarire la violenza occorre cominciare a guarire le parole, una cura inizia con il prestare attenzione alle parole”,
 James Hillman: Il Potere

E’ nell’ottica di una visione diversa, non polarizzata ed asfittica del conflitto chele autrici hanno incominciato ad interessarsi, di Teatro dell’Oppresso e successivamente, di Mediazione Familiare; nonostante si parli nel primo caso di un modo di “fare teatro” e nel secondo di “gestione delle conflittualità familiari”, entrambi hanno in comune l’idea del conflitto non come antagonismo degli opposti ma come tentativo ed opportunità di sintesi, non quindi una logica di vincitori e vinti ma come possibilità di apertura al dialogo in vista di un cambiamento. Crisi come opportunità e non solo come pericolo, per dirla secondo il confucianesimo.

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Vittoria Vitali – La mediazione familiare in aiuto a chi opera nelle comunità per minori

Quando si lavora in una comunità per minori non si prendono in carico solo i minori, ma anche le loro famiglie. Tranne che in rarissimi casi, uno dei compiti essenziali che spetta agli operatori della comunità è quello di permettere ai minori di incontrare le proprie famiglie. Ovviamente questi spazi sono regolamentati e supervisionati dagli educatori in sinergia con gli assistenti sociali e i Tribunali dei Minori.
Occupandomi di questi spazi protetti mi sono accorta che ciò che stavo imparando in mediazione familiare poteva essermi utile nella gestione di questi momenti.

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Lisa Piovani – Il valore della diversità Coppie miste e mediazione familiare

Sono miste tutte le unioni coniugali concluse tra persone di
nazionalità, etnia e culture differenti se queste differenze provocano
una reazione da parte dell’ambiente sociale.
Bensimond e Lautman (1977)

Negli ultimi anni il fenomeno migratorio ha rappresentato sicuramente un fenomeno di grande interesse: il nostro Paese ha avuto modo di sperimentarsi anche come terra di immigrazione e non solo come terra di emigrazione. All’interno di questo quadro si è accompagnato il tema delle coppie miste, che rappresentano un fenomeno delicato e di attuale interesse per la società.

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Silvia Maria Roveda – Chi Semina Racconta. La narrazione come strumento della mediazione familiare

“La narrazione ci permetterà di spostare lo sguardo dalla sofferenza che blocca, ferma il tempo, toglie il movimento e la continuità. La narrazione ci permetterà di trovare il lieto fine che è lieto perché conferma che le cose continueranno ad andare avanti, che al congelamento dell’inverno seguirà la fioritura dell’estate.” (V. Puviani, Storie belle si raccontano da sole, 2013.)
La mediazione familiare è lo spazio ed il tempo affinché questa trasformazione possa realizzarsi. La capacità del mediatore di avvicinarsi alle storie delle famiglie, di accompagnarle con parole diverse e positive rispetto a quelle disfunzionali, permette ai mediatori stessi di farsi tutori di resilienza.

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Chiara Roncoroni – Non solo parole: l’importanza della Comunicazione Non Verbale nella Mediazione Familiare

Darwin sosteneva che la libera espressione di un’emozione per mezzo di segni esteriori, la rendesse più intensa. Leggere la comunicazione non verbale o addirittura “ascoltarla attivamente”, attraverso l’empatia, per poi illustrarla con la comunicazione verbale, può essere una esperienza chiarificatrice molto intensa.
Il contributo di Chiara Roncoroni, mediatrice familiare con formazione universitaria psicologica, è dedicato in particolar modo alla comunicazione non verbale, con particolare interesse agli atti analogici, alle emozioni e al silenzio, partendo dalla comunicazione in mediazione familiare, dove spicca la differenza fra comunicazione egocentrica e comunicazione non egocentrica e vengono illustrati con semplicità i principali strumenti comunicativi del mediatore familiare.

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Avv. Daniela De Vita – L’impatto della separazione e le sue ripercussioni sui differenti componenti della famiglia, in particolar modo sui figli

Questo articolo scaturisce dall’esigenza di riflettere sui bisogni, le emozioni, i disagi dei componenti l’intero nucleo familiare nel momento in cui vi è la dissoluzione della famiglia.
Vengono sottolineati i malesseri e gli stati d’animo che precedono e spesso seguono la divisione coniugale ed indicati i comportamenti più idonei che dovrebbero tenere i genitori al fine di evitare ai figli dannose ripercussioni psicologiche.
E’ importante comunicare alla prole, con le adeguate modalità, a seconda dell’età, che non perderanno l’amore dei genitori e ciò al fine di contenere le paure e le angosce: essi hanno bisogno di sentirsi rassicurati e protetti.
Nella mia personale esperienza di avvocato matrimonialista, ascoltando le storie di tante famiglie, mi sono resa conto che i coniugi si affannano a farsi la guerra in un clima di alta conflittualità concentrandosi solo sugli aspetti patrimoniali senza soffermarsi sul profondo dolore e sofferenza dei propri figli al cambiamento delle loro abitudini di vita.

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Dott.sa Sarah Saiani – La mediazione da dentro e da fuori. Analisi della mia vicenda personale

Accade all’autrice, per coincidenza di tempi, che mentre partecipava a un corso per diventare mediatrice familiare, abbia anche affrontato una mediazione familiare come parte in causa per arrivare ad un accordo di divorzio relativo al proprio matrimonio. Sceglie di raccontarci la sua esperienza.

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Dott.sa Valeria Spina – Rapporti tra psicologia e mediazione familiare

La mediazione familiare è una disciplina giovane nata negli Stati Uniti che si è diffusa in Europa a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Attualmente in Italia essa rientra nel novero delle cosiddette “professioni non regolamentate” (Legge 4/2013) e, dal 2016, la Norma Tecnica UNI 11644 “Mediatore Familiare”. Il presente elaborato redatto precedentemente alla Norma Tecnica UNI 11644, fornisce una breve panoramica sul ruolo del mediatore familiare di formazione psicologica. Lo spunto per tale riflessione è stato originato dall’osservazione di una mediazione endoprocessuale di una cosiddetta “coppia difficile”. Si porrà particolare attenzione alle due differenti prospettive nella valutazione del caso e nell’analisi della domanda, e nella pratica della mediazione per quanto riguarda le strategie e tecniche messe in atto.

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Mi presento sono Susanna Monastra

vi racconto la mia esperienza, quella che all’età di 38 anni mi ha portata ad incontrare e a scegliere di diventare un Counselor Umanistico nella Relazione Familiare, formandomi presso la Scuola della Dott.ssa Isabella Buzzi, ci tengo particolarmente a fare subito una premessa sulla mia formazione perché è stata fondamentale, facendo la differenza dal punto di vista umano ed emotivo durante tutto il percorso di studio e lavoro personale.

Qualche passo indietro per cercare di darvi un’immagine concreta sul viaggio forse il più intimo per arrivare a me, aggiungendo questa volta ingredienti indispensabili ed oggi irrinunciabili per “ascoltarmi” davvero con attenzione, accoglimento, congruenza e soprattutto assenza di giudizio, riflettendo sul valore di tutto questo ho iniziato a viverlo come dono e opportunità, è stato naturale per me poter pensare di impegnarmi nella condivisione umana.

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I metodi attivi, che cosa sono e come utilizzarli in mediazione familiare di Sara Senoner

I metodi attivi includono lo psicodramma, la sociometria, la scultura della famiglia, le costellazioni familiari di Hellinger e le costellazioni sistemiche strutturali. L’autrice descrive ogni metodo attivo per poi dedicarsi in special modo alle costellazioni sistemiche, che attualmente trovano sempre più spazio in ambito terapeutico e delle consulenze. L’impatto di questo metodo sulle persone è enorme, comporta un cambiamento di prospettiva, favorise un chiarimento interiore e di conseguenza la soluzione di conflitti con se stessi e con gli altri.
Anche in mediazione e nel coaching i metodi attivi trovano risconto. Soprattutto nel mondo germanico, si sta evolvendo un modello basato sulle teorie del filosofo e matematico Matthias Varga von Kibéd e sua moglie, la psicoterapeuta Insa Sparrer. Il loro modello di costellazioni sistemiche sono una variante delle costellazioni familiari creato da Bert Hellinger e permettono di lavorare su tematiche relative ad altri tipi di sistemi come per esempio quella professionale o del mondo aziendale.
Nel presente lavoro l’autrice si sofferma soprattutto sull’evoluzione delle diverse forme di rappresentazione spaziale, nonché sulle opportunità dei vari strumenti e del loro utilizzo pratico in mediazione. Per rendere il tutto più chiaro e comprensibile, alla fine del suo lavoro ha riportato un esempio pratico di mediazione, che prevede l’utilizzo di metodi attivi.

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“Il dio del massacro” di Elian Reinstadler

Descrizione della gestione della conflittualità secondo Friedrich Glasl e analisi del film “Carnage” di R. Polanski in base al modello di escalation conflittuale di Friedrich Glasl e in base al modello ESBI di Isabella Buzzi

Come in tutte le forme di mediazione anche nella mediazione familiare uno degli obiettivi principali del mediatore / della mediatrice quale terza persona neutra ed imparziale che lavora con la coppia in conflitto è di favorire la comunicazione tra i mediandi e di aiutare a migliorarla perché possano trovare un punto di incontro o una soluzione di comune accettazione e risolvere insieme il loro conflitto. Uno dei presupposti per riuscire a dare un contributo positivo nel trattamento del contrasto è un’attenta analisi del conflitto, che divide i coniugi. Il grande vantaggio che la mediazione offre ai coniugi in crisi è di consentire a loro di individuare e scegliere essi stessi un’opzione che, componendo la situazione conflittuale, realizzi gli interessi ed i bisogni di ciascuno di loro, con particolare attenzione nella mediazione familiare a riguardo dei figli. In effetti, la salvaguardia della responsabilià genitoriale individuale nei confronti dei figli nella mediazione familiare costituisce uno degli obiettivi centrali.

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“La nostra mente – creatrice della nostra realtà” di Elisabeth Kuppelwieser

L’autrice si è voluta occupare del vissuto emozionale e mentale delle persone coinvolte in un conflitto, per capire quali meccanismi fossero alla base dei loro comportamenti.
Ha illustrato le funzioni del cervello, la percezione, l’elaborazione del vissuto e la memoria, con particolare attenzione al sistema libico, ai momenti di stress e alle ripercussioni sul comportamento umano.
Si è poi occupata degli effetti del conflitto sulle funzioni psichiche delle persone coinvolte, partendo dalla definizione del conflitto secondo Friedrich Glasl, uno dei più rinomati teorici della teoria del conflitto nell’ambito germanofono ed internazionale, per poi dedicarsi alle singole fasi dell’escalation dei conflitti, sempre secondo Glasl.
Da ultimo ha illustrato con semplicità e precisione le tecniche di mediazione familiare che possono aiutare ad invertire le escalation conflittuali e aiutare a gestire le liti in modo responsabile, nell’interesse di tutte le persone coinvolte direttamente e indirettamente nel conflitto.

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Le unioni civili e la mediazione familiare nelle famiglie LGBT. Il punto di vista relazionale

Per parlare del tema in oggetto al Convegno “La Mediazione familiare tra Diritto e Psicologia. Dialoghi per un approccio congiunto”
tenutosi lo scorso 6 maggio 2016, presso l’Università di Genova, Isabella Buzzi è partita dalla percezione del tema in Italia per poi concentrarsi sugli studi scientifici relativi all’identità sessuale e alle caratteristiche delle famiglie LGBT, in particolar modo alla durata dei rapporti e alla genitorialità. Ha quindi introdotto il tema della mediazione familiare, dando uno spaccato dell’attuale situazione relativamente all’uso da parte delle famiglia LGBT e alle difficoltà presenti, per poi  ipotizzare una prospettiva per il futuro.

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NUOVO REGOLAMENTO INTERNO DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA MEDIATORI FAMILIARI. CHE COSA CAMBIA

Troviamo qui di seguito, divisi per capitoli, i principali cambiamenti occorsi e ratificati nell’ambito dell’Assemblea Annuale Generale dell’Associazione Italiana Mediatori Familiari, a partire dalle consuetudini resesi necessarie nel tempo e ora integrate formalmente, grazie poi alla L. 4/2013 e in vista della Norma Tecnica UNI sul Mediatore Familiare.

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Il valore dell’accordo raggiunto in mediazione dal punto di vista legale e relazionale

di Francesca Erba

L’avvocato Erba affronta, con riferimenti puntuali, il tema del valore legale degli accordi sottoscritti in mediazione familiare, essendo un procedimento volontario, per poi chiedersi qualcosa di più e si chiede, al contrario, quale sia il valore degli accordi legali da un punto di vista “effettivo” per la coppia. Il contributo, che affermerà l’importanza incontrovertibile dell’aspetto legale, porta l’attenzione del lettore a una riflessione piena e completa.
 

L’Utilità sociale della mediazione familiare come strumento di prevenzione della violenza femminile inter e post separazione

di Silvia Belleri

Un argomento molto spinoso e scomodo quello che ha scelto di trattare la dott.sa Belleri, perché oggi, di fronte al femminicidio, parlare di violenza femminile sembra essere quasi una provocazione.
Per quanto scomoda possa sembrare questa realtà, esistono uomini vittime di violenza femminile, soprattutto verbale e indiretta o psicologica. Partiamo da realtà che ci possono sembrare meno assurde: sappiamo che nel bullismo scolastico, ragazzi e ragazze minacciano, insultano, offendono, prendono in giro, esprimono pensieri razzisti, estorcono denaro o beni materiali. Non esistono differenze tra maschi e femmine. Sappiamo però anche che sono prevalentemente le ragazze che esercitano il bullismo indiretto, ovverosia, provocano un danno psicologico attraverso l’esclusione dal gruppo dei coetanei, l’isolamento, l’uso ripetuto di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia. Questi stessi patterns in età adulta vengono riproposti nella relazione di coppia e nella famiglia, come le ricerche citate dall’autrice mettono in evidenza.
L’articolo, che non vuole limitarsi alla mera esposizione del fenomeno, propone la mediazione familiare come strumento per il superamento dei meccanismi comunicativi violenti all’interno della coppia.

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IL RUOLO DEL PADRE E LA SUA FUNZIONE EDUCATIVA ALL’INTERNO DEL CONTESTO FAMILIARE

Di Lorenza Primavera

Questo contributo propone una riflessione sulla funzione paterna con un riscontro sociale, culturale e psicologico.
L’analisi è collegata alla figura paterna all’interno del contesto sociale e familiare, col proposito di capire se sia destinata a scomparire o a rinforzarsi nel nuovo contesto culturale.
L’autrice parte dal concetto di parentela e dai legami che hanno contribuito alla creazione delle diverse tipologie familiari, spiegati attraverso “l’atomo di parentela” di Lévi-Strauss.
Dal punto di vista psicologico individua, grazie alla teoria di Metzler e Harris sulle dinamiche delle relazioni familiari, otto funzioni all’interno di ogni tipo di famiglia, a seguito delle quali si sviluppano cinque modelli di famiglia tipo, per mettere quindi in rilievo quale è stato il ruolo del padre nella dimensione sociale e come questo ruolo abbia perso le caratteristiche principali tipiche della società patriarcale.
L’analisi si conclude con una riflessione sulla riconquista della funzione educativa paterna attraverso la figura di Telemaco, figlio di Ulisse.

 

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La parola al minore senza coinvolgerlo. Intervento al Convegno Diritto e Rovescio – Parma 28/11/2015

Quale tipo di ascolto viene offerto ai minori?

Ascoltando il minore in ambito di 155 sexies C.C., il giudice darà regole alla genitorialità. Il senso dell’ascolto del minore, da parte del giudice o del Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dal giudice, è finalizzato alla decisione da parte di un terzo: attraverso la sua parola verranno raccolti elementi per disporre in modo tale che possa mantenere rapporti significativi con i propri genitori, che sono in crisi e si stanno separando, o si sono già separati e non riescono a decidere da soli, perché litigano.  Può essere un ascolto letterale?

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La sofferenza nella coppia

Il compito del mediatore è quello di affiancare senza dirigere, consigliare o valutare, diverso è il compito del terapeuta o del Consulente tecnico del giudice. Nessun compito è migliore o peggiore, sono compiti specifici che possono essere importanti per la coppia, che affronta sofferenza, rabbia, tristezza, e che ha bisogno ugualmente di vivere la quotidianità.

Pubblichiamo sul sito, rendendolo scaricabile in formato pdf, l’intervento della dott.sa Buzzi: “La collaborazione
del Mediatore Familiare con il CTU e con il terapeuta della coppia e del singolo” tenutosi lo scorso 15 ottobre 2015 presso il Convegno della Regione Lombardia Mediazione familiare. Professionalità e deontologia per un lavoro di squadra.

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L’importanza della supervisione professionale dei mediatori familiari

di Isabella Buzzi (Supervisore Professionale AIMeF)

 

E’ importante riconoscere e chiarire che durante la carriera professionale di ogni mediatore familiare si attraversano momenti critici e si incontrano situazioni problematiche, pertanto è opportuno ricercare forme di “supervisione” adatte a sé, che permettano sia di apprendere dall’esperienza propria e altrui, attraverso una discussione e uno scambio di idee, sia di affrontare serenamente la propria pratica professionale.

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Eventi traumatici e mediazione di Lucia Di Palermo

Bambino, non temere le ombre, ti fanno apprezzare la luce.
Non temere la notte, ti regala le stelle e favole nei sogni.
Non temere gli errori, ti insegnano la giustizia.
Non temere il dolore, ti faranno uomo

(Maria Savasta, fonte Internet)

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Avv. Condò – Convegno Verona 6-7 giugno 2015

L’avv. Giovanna Condò è avvocato e socio fondatore dell’Istituto di Diritto di famiglia (IDF) e della Camera Civile di Milano. Ha contribuito in modo importante al convegno, illustrando:

“La separazione personale dei coniugi, il divorzio, e la separazione delle coppie di fatto con figli, alla luce delle più recenti riforme”

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Dott.sa Buzzi – Convegno Verona 6 e 7 Giugno 2015

Gestire le questioni economiche in mediazione familiare

Gestire le questioni economiche in mediazione familiare, permette alla coppia di affrontare, con l’aiuto di una persona sensibile, competente e non giudicante i significati simbolici del denaro per loro personalmente, nella loro relazione di coppia e nel loro ambiente familiare. Questo percorso permetterà alla coppia di avere le idee più chiare rispetto alla gestione di questo conflitto e al suo superamento.

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Dott.sa Morandi – Convegno Verona 6 e 7 Giugno 2015

La riorganizzazione della vita della famiglia nel corso del processo di separazione di una coppia con figli: la Mediazione familiare e i Gruppi di parola per figli di genitori separati come risorse di supporto sinergiche e complementari

di Beatrice Morandi*

Quando, nel corso della mia esperienza professionale come formatrice, mi sono trovata a condurre gruppi di parola rivolti a minori, mi ha sempre stupito constatare come bambini e ragazzi, posti all’interno di un contesto di gruppo sereno, protetto e capace di facilitare e stimolare la comunicazione, la riflessione e il confronto tra pari, sappiano accogliere e vivere con estrema naturalezza tale proposta di condivisione, risultando competenti, ricettivi e capaci di trovare parole e significati in relazione alle esperienze vissute. Pur credendo fermamente nella necessità di offrire a qualunque minore, bambino o ragazzo, che stia attraversando un momento difficile nel proprio personale percorso di crescita, un’attenzione individuale ed uno spazio di sostegno relazionale costruito ad hoc sulle sue esigenze, sono altresì convinta dell’importanza e dell’opportunità pedagogica di proposte educative che, attivando un processo naturale di passaggio di conoscenze, emozioni ed esperienze tra i membri di un gruppo in relazione ad una stessa problematica, facilitano la trasmissione orizzontale del sapere e l’acquisizione di competenze, rendendo possibile, di conseguenza, un cambiamento. Continua a leggere Dott.sa Morandi – Convegno Verona 6 e 7 Giugno 2015

Dott.sa Lippi – Convegno Verona 6 e 7 Giugno 2015

Comunicare ai bambini la separazione dei genitori con la fiaba

Quando due adulti decidono di separarsi provano rabbia, paura, dolore, litigano, si raccontano e si sfogano con amici, colleghi, professionisti e i loro bambini cosa proveranno, cosa capiranno, con chi potranno confrontarsi? Senz’altro anche loro hanno paura, provano rabbia, sensi di colpa e dolore, hanno bisogno di capire, di parlare, di esprimere i loro timori e mettere un po’ di ordine in quella confusione ma tutto ciò non è così facile per un bambino e per i genitori è altrettanto difficile spiegarlo, scegliere le parole giuste, se esistono!, infondergli la sicurezza che continuerà ad essere amato. E allora perché non provarci con una fiaba? Uno strumento prezioso per spiegare situazioni difficili come la separazione, può servire a calmare il dolore, ad aiutare ad accettare la realtà.

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Dott. Giudice – Convegno Verona 6 e 7 Giugno 2015

“La mediazione civile e commerciale in famiglia”

Il dott. Nicola Giudice, responsabile del Servizio di conciliazione istituito presso la Camera Arbitrale della Camera di Commercio di Milano, ci ha parlato dell’esperienza della Camera di Commercio di Milano in merito alla creazione del servizio di  Mediazione Civile e Commerciale, e dell’esperienza più recente, quando la lite nelle materie obbligatorie ex D.Lgs. 28/2010 vedono coinvolte le famiglie.

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Dott.sa Giustiniani – Convegno Verona 6 e 7 Giugno 2015

LA MEDIAZIONE NELLA FAMIGLIA ORMAI VIOLENTA

di Claudia L. Giustiniani

Convegno Nazionale 6-7 giugno 2015 – Verona Hotel Leopardi

Buon pomeriggio.
Un sincero ringraziamento a Isabella Buzzi per l’invito che ho ricevuto e un particolare grazie a Isabella, per aver colto lo spirito che mi anima e che mi appassiona, giorno dopo giorno, e che da anni, ormai, alimenta la mia voglia di ‘infilarmi’ nei conflitti altrui.
Risale alla notte dei tempi la mia prima volta in mediazione.
Non ho scelto una via semplice e priva di coinvolgimento personale. Più di dieci anni fa ho incontrato la mediazione penale. Continua a leggere Dott.sa Giustiniani – Convegno Verona 6 e 7 Giugno 2015

La Mia Esperienza di Mediatrice Familiare

Una rivoluzione copernicana: niente pareri, diagnosi o sentenze

Quando mi sono interessata per la prima volta della mediazione familiare era il 1988. Stavo interessandomi alla mia futura tesi di laurea, ero negli Stati Uniti, dove la mediazione si era già diffusa da oltre un ventennio e dal 1978 Jim Coogler l’aveva ufficialmente applicata alle situazioni di divorzio. Continua a leggere La Mia Esperienza di Mediatrice Familiare

Un Genitore può Sbagliare per Troppo Amore

Di Isabella Buzzi

Amore non è dipendenza affettiva

L’amore è la maggiore espressione della maturità umana (Erich Fromm, L’arte di amare, Mondadori, 1996). Sentire l’amore come “atto di dare”, presuppone la conquista di un atteggiamento prevalentemente produttivo, dove ciascuno di noi, come individuo, ha vinto l’illusione della propria assoluta indipendenza, l’onnipotenza narcisistica, il desiderio di sfruttare gli altri, e ha preso fiducia nelle proprie capacità umane. Continua a leggere Un Genitore può Sbagliare per Troppo Amore

Unioni che Durano

Di Isabella Buzzi

Joomla Templates and WordPress Themes

Richard Paul Evans ha pubblicato un articolo sul suo sito, poi ripreso da The Huffington Post USA (trad. Milena Sanfilippo), descrivendo la Sua condizione personale:

“Di recente Jenna, mia figlia maggiore, mi ha detto: «Da piccola temevo che tu e la mamma avreste potuto divorziare. Poi, quando avevo dodici anni, mi sono resa conto che litigavate così tanto che forse un divorzio sarebbe stata la scelta migliore» Poi ha aggiunto, sorridendomi: «Sono felice che abbiate risolto tutto».  Continua a leggere Unioni che Durano

Analisi di Modelli di Mediazione

(estratto da Buzzi I. & J. Haynes: Introduzione alla mediazione familiare, Giuffré, 2012) 

La mediazione familiare e i suoi modelli di intervento

I pionieri e gli innovatori della mediazione familiare d’oltreoceano possono essere considerati James Coogler, John Haynes e i due colleghi Irving e Benjamin, ritenuti i padri fondatori dei modelli di base della mediazione familiare.

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