Silvia Maria Roveda – Chi Semina Racconta. La narrazione come strumento della mediazione familiare

“La narrazione ci permetterà di spostare lo sguardo dalla sofferenza che blocca, ferma il tempo, toglie il movimento e la continuità. La narrazione ci permetterà di trovare il lieto fine che è lieto perché conferma che le cose continueranno ad andare avanti, che al congelamento dell’inverno seguirà la fioritura dell’estate.” (V. Puviani, Storie belle si raccontano da sole, 2013.)
La mediazione familiare è lo spazio ed il tempo affinché questa trasformazione possa realizzarsi. La capacità del mediatore di avvicinarsi alle storie delle famiglie, di accompagnarle con parole diverse e positive rispetto a quelle disfunzionali, permette ai mediatori stessi di farsi tutori di resilienza.

Questo lavoro nasce dalla consapevolezza teorica e pratica che ogni famiglia è portatrice di una storia. Questa convinzione può essere tradotta in un assioma, che farà da cornice di senso per lo scritto: ogni famiglia è una storia e la narrazione è la strada attraverso la quale le storie agiscono una trasformazione, che passa dal riconoscimento e dall’acquisizione di una propria forma ed identità.
La prima parte dell’elaborato spiega l’approccio narrativo da un punto di vista teorico. La ricerca ha messo in evidenza la centralità del ruolo della narrazione nel funzionamento familiare. La famiglia intesa come un sistema che, tramite la co-creazione di storie e trame narrative, diviene generatore di senso e identità. Inoltre, descrive il passaggio da una narrazione riflessiva ad una narrazione estetica.
Nella seconda parte, illusta con quali modalità la mediazione familiare incontra le storie familiari. Attraverso l’ascolto empatico, le domande, il reframing e l’allestimento della scena, nel processo della mediazione familiare, la storia si svela e si rivela nella sua unicità, per condurre la famiglia verso la creazione di una storia nuova.
La terza parte è dedicata alle storie familiari che attraverso la narrazione raccontano di sé. Queste storie hanno un filo che le lega e questo ci dice che allora si può credere nella forza della narrazione e nel suo potere trasformativo. Viene dato spazio anche alle narrazioni del mediatore perché proprio loro permettono alle storie di essere generative di nuovo senso e nuova identità.

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