MEDIATORI FAMILIARI 2018/2020 – PERCORSO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE SECONDO NORMA TECNICA UNI 11644 2016

La nostra formazione è costruita sulle potenzialità dei singoli allievi, nel rispetto dei programmi richiesti dalla Norma Tecnica UNI e dall’Associazione Italiana Mediatori Familiari (Corso Riconosciuto con il cod. n. 400/2018), con tirocinio garantito presso lo Studio T.d.L. “Tracce di Luce” della dott.sa Isabella Buzzi a Milano.

L’allievo sarà in grado di operare sia come mediatore familiare che come mediatore dei conflitti in famiglia.

Sono ancora aperti i colloqui di ammissione, gratuiti e senza impegno, obbligatori per avere accesso alla formazione. L’inizio del corso è previsto per ottobre.

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Graziamaria Raschillà – Il benessere dei figli e la responsabilità genitoriale costruito nel percorso della Mediazione familiare

Questo lavoro nasce due anni di studio, scanditi da impegno e tanta dedizione. Mentre ero una semplice studentessa in legge già il fascino della mediazione familiare aveva conquistato il mio interesse e il mio intento era intraprendere una formazione post laurea sull’argomento per poter finalmente non sentire solo parlare di mediazione ma esserne a contatto. Cosi ho intrapreso questo percorso, anche se lo definirei per lo più una esperienza intensa di vita; sono venuta a contatto con realtà fino ad allora sconosciute e che ho cercato in qualche modo di fare mie, da cui imparare e farne un bagaglio culturale. Diverse sono state le meditazioni e i cambiamenti ma alla fine era certa l’intenzione di scrivere qualcosa di nuovo e diverso, qualcosa che potesse interessare e magari insegnare qualcosa all’esterno ma nello stesso tempo che potesse arricchirmi all’interno, qualcosa che mi coinvolgesse e mi appassionasse al lavoro. Un risultato che fosse la realizzazione di un qualcosa che rimanesse visibile e tangibile, ma soprattutto che fosse un trampolino di lancio in un futuro senza confini. Il tempo mi ha dato la possibilità di ampliare le mie
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Marlis Bordato e Alessandra Zanetti – Teatro dell’Oppresso e Mediazione Familiare: due risposte al conflitto

“I cinesi hanno detto che la gente ricorre alla violenza fisica perché le parole hanno fallito. Forse per guarire la violenza occorre cominciare a guarire le parole, una cura inizia con il prestare attenzione alle parole”,
 James Hillman: Il Potere

E’ nell’ottica di una visione diversa, non polarizzata ed asfittica del conflitto chele autrici hanno incominciato ad interessarsi, di Teatro dell’Oppresso e successivamente, di Mediazione Familiare; nonostante si parli nel primo caso di un modo di “fare teatro” e nel secondo di “gestione delle conflittualità familiari”, entrambi hanno in comune l’idea del conflitto non come antagonismo degli opposti ma come tentativo ed opportunità di sintesi, non quindi una logica di vincitori e vinti ma come possibilità di apertura al dialogo in vista di un cambiamento. Crisi come opportunità e non solo come pericolo, per dirla secondo il confucianesimo.

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Vittoria Vitali – La mediazione familiare in aiuto a chi opera nelle comunità per minori

Quando si lavora in una comunità per minori non si prendono in carico solo i minori, ma anche le loro famiglie. Tranne che in rarissimi casi, uno dei compiti essenziali che spetta agli operatori della comunità è quello di permettere ai minori di incontrare le proprie famiglie. Ovviamente questi spazi sono regolamentati e supervisionati dagli educatori in sinergia con gli assistenti sociali e i Tribunali dei Minori.
Occupandomi di questi spazi protetti mi sono accorta che ciò che stavo imparando in mediazione familiare poteva essermi utile nella gestione di questi momenti.

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Lisa Piovani – Il valore della diversità Coppie miste e mediazione familiare

Sono miste tutte le unioni coniugali concluse tra persone di
nazionalità, etnia e culture differenti se queste differenze provocano
una reazione da parte dell’ambiente sociale.
Bensimond e Lautman (1977)

Negli ultimi anni il fenomeno migratorio ha rappresentato sicuramente un fenomeno di grande interesse: il nostro Paese ha avuto modo di sperimentarsi anche come terra di immigrazione e non solo come terra di emigrazione. All’interno di questo quadro si è accompagnato il tema delle coppie miste, che rappresentano un fenomeno delicato e di attuale interesse per la società.

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Silvia Maria Roveda – Chi Semina Racconta. La narrazione come strumento della mediazione familiare

“La narrazione ci permetterà di spostare lo sguardo dalla sofferenza che blocca, ferma il tempo, toglie il movimento e la continuità. La narrazione ci permetterà di trovare il lieto fine che è lieto perché conferma che le cose continueranno ad andare avanti, che al congelamento dell’inverno seguirà la fioritura dell’estate.” (V. Puviani, Storie belle si raccontano da sole, 2013.)
La mediazione familiare è lo spazio ed il tempo affinché questa trasformazione possa realizzarsi. La capacità del mediatore di avvicinarsi alle storie delle famiglie, di accompagnarle con parole diverse e positive rispetto a quelle disfunzionali, permette ai mediatori stessi di farsi tutori di resilienza.

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Chiara Roncoroni – Non solo parole: l’importanza della Comunicazione Non Verbale nella Mediazione Familiare

Darwin sosteneva che la libera espressione di un’emozione per mezzo di segni esteriori, la rendesse più intensa. Leggere la comunicazione non verbale o addirittura “ascoltarla attivamente”, attraverso l’empatia, per poi illustrarla con la comunicazione verbale, può essere una esperienza chiarificatrice molto intensa.
Il contributo di Chiara Roncoroni, mediatrice familiare con formazione universitaria psicologica, è dedicato in particolar modo alla comunicazione non verbale, con particolare interesse agli atti analogici, alle emozioni e al silenzio, partendo dalla comunicazione in mediazione familiare, dove spicca la differenza fra comunicazione egocentrica e comunicazione non egocentrica e vengono illustrati con semplicità i principali strumenti comunicativi del mediatore familiare.

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I metodi attivi, che cosa sono e come utilizzarli in mediazione familiare di Sara Senoner

I metodi attivi includono lo psicodramma, la sociometria, la scultura della famiglia, le costellazioni familiari di Hellinger e le costellazioni sistemiche strutturali. L’autrice descrive ogni metodo attivo per poi dedicarsi in special modo alle costellazioni sistemiche, che attualmente trovano sempre più spazio in ambito terapeutico e delle consulenze. L’impatto di questo metodo sulle persone è enorme, comporta un cambiamento di prospettiva, favorise un chiarimento interiore e di conseguenza la soluzione di conflitti con se stessi e con gli altri.
Anche in mediazione e nel coaching i metodi attivi trovano risconto. Soprattutto nel mondo germanico, si sta evolvendo un modello basato sulle teorie del filosofo e matematico Matthias Varga von Kibéd e sua moglie, la psicoterapeuta Insa Sparrer. Il loro modello di costellazioni sistemiche sono una variante delle costellazioni familiari creato da Bert Hellinger e permettono di lavorare su tematiche relative ad altri tipi di sistemi come per esempio quella professionale o del mondo aziendale.
Nel presente lavoro l’autrice si sofferma soprattutto sull’evoluzione delle diverse forme di rappresentazione spaziale, nonché sulle opportunità dei vari strumenti e del loro utilizzo pratico in mediazione. Per rendere il tutto più chiaro e comprensibile, alla fine del suo lavoro ha riportato un esempio pratico di mediazione, che prevede l’utilizzo di metodi attivi.

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“Il dio del massacro” di Elian Reinstadler

Descrizione della gestione della conflittualità secondo Friedrich Glasl e analisi del film “Carnage” di R. Polanski in base al modello di escalation conflittuale di Friedrich Glasl e in base al modello ESBI di Isabella Buzzi

Come in tutte le forme di mediazione anche nella mediazione familiare uno degli obiettivi principali del mediatore / della mediatrice quale terza persona neutra ed imparziale che lavora con la coppia in conflitto è di favorire la comunicazione tra i mediandi e di aiutare a migliorarla perché possano trovare un punto di incontro o una soluzione di comune accettazione e risolvere insieme il loro conflitto. Uno dei presupposti per riuscire a dare un contributo positivo nel trattamento del contrasto è un’attenta analisi del conflitto, che divide i coniugi. Il grande vantaggio che la mediazione offre ai coniugi in crisi è di consentire a loro di individuare e scegliere essi stessi un’opzione che, componendo la situazione conflittuale, realizzi gli interessi ed i bisogni di ciascuno di loro, con particolare attenzione nella mediazione familiare a riguardo dei figli. In effetti, la salvaguardia della responsabilià genitoriale individuale nei confronti dei figli nella mediazione familiare costituisce uno degli obiettivi centrali.

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Le unioni civili e la mediazione familiare nelle famiglie LGBT. Il punto di vista relazionale

Per parlare del tema in oggetto al Convegno “La Mediazione familiare tra Diritto e Psicologia. Dialoghi per un approccio congiunto”
tenutosi lo scorso 6 maggio 2016, presso l’Università di Genova, Isabella Buzzi è partita dalla percezione del tema in Italia per poi concentrarsi sugli studi scientifici relativi all’identità sessuale e alle caratteristiche delle famiglie LGBT, in particolar modo alla durata dei rapporti e alla genitorialità. Ha quindi introdotto il tema della mediazione familiare, dando uno spaccato dell’attuale situazione relativamente all’uso da parte delle famiglia LGBT e alle difficoltà presenti, per poi  ipotizzare una prospettiva per il futuro.

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NUOVO REGOLAMENTO INTERNO DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA MEDIATORI FAMILIARI. CHE COSA CAMBIA

Troviamo qui di seguito, divisi per capitoli, i principali cambiamenti occorsi e ratificati nell’ambito dell’Assemblea Annuale Generale dell’Associazione Italiana Mediatori Familiari, a partire dalle consuetudini resesi necessarie nel tempo e ora integrate formalmente, grazie poi alla L. 4/2013 e in vista della Norma Tecnica UNI sul Mediatore Familiare.

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Il valore dell’accordo raggiunto in mediazione dal punto di vista legale e relazionale

di Francesca Erba

L’avvocato Erba affronta, con riferimenti puntuali, il tema del valore legale degli accordi sottoscritti in mediazione familiare, essendo un procedimento volontario, per poi chiedersi qualcosa di più e si chiede, al contrario, quale sia il valore degli accordi legali da un punto di vista “effettivo” per la coppia. Il contributo, che affermerà l’importanza incontrovertibile dell’aspetto legale, porta l’attenzione del lettore a una riflessione piena e completa.
 

L’Utilità sociale della mediazione familiare come strumento di prevenzione della violenza femminile inter e post separazione

di Silvia Belleri

Un argomento molto spinoso e scomodo quello che ha scelto di trattare la dott.sa Belleri, perché oggi, di fronte al femminicidio, parlare di violenza femminile sembra essere quasi una provocazione.
Per quanto scomoda possa sembrare questa realtà, esistono uomini vittime di violenza femminile, soprattutto verbale e indiretta o psicologica. Partiamo da realtà che ci possono sembrare meno assurde: sappiamo che nel bullismo scolastico, ragazzi e ragazze minacciano, insultano, offendono, prendono in giro, esprimono pensieri razzisti, estorcono denaro o beni materiali. Non esistono differenze tra maschi e femmine. Sappiamo però anche che sono prevalentemente le ragazze che esercitano il bullismo indiretto, ovverosia, provocano un danno psicologico attraverso l’esclusione dal gruppo dei coetanei, l’isolamento, l’uso ripetuto di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia. Questi stessi patterns in età adulta vengono riproposti nella relazione di coppia e nella famiglia, come le ricerche citate dall’autrice mettono in evidenza.
L’articolo, che non vuole limitarsi alla mera esposizione del fenomeno, propone la mediazione familiare come strumento per il superamento dei meccanismi comunicativi violenti all’interno della coppia.

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La sofferenza nella coppia

Il compito del mediatore è quello di affiancare senza dirigere, consigliare o valutare, diverso è il compito del terapeuta o del Consulente tecnico del giudice. Nessun compito è migliore o peggiore, sono compiti specifici che possono essere importanti per la coppia, che affronta sofferenza, rabbia, tristezza, e che ha bisogno ugualmente di vivere la quotidianità.

Pubblichiamo sul sito, rendendolo scaricabile in formato pdf, l’intervento della dott.sa Buzzi: “La collaborazione
del Mediatore Familiare con il CTU e con il terapeuta della coppia e del singolo” tenutosi lo scorso 15 ottobre 2015 presso il Convegno della Regione Lombardia Mediazione familiare. Professionalità e deontologia per un lavoro di squadra.

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