Isabella Buzzi – L’Identità Sessuale e la teoria del gender

Con il nuovo Governo abbiamo assistito al riaprirsi di un discorso interessante riguardante le famiglie omosessuali, i mass media e i social network italiani, da circa quindici anni, ci hanno proposto un diffuso dibattito relativo alla cosiddetta “ideologia gender”, ma al contrario di quanto si potrebbe comunemente pensare, la comunità scientifica psicologica e sociale accreditata afferma che la “teoria del gender” non ha fondamento scientifico. Abbiamo provato a esplorare l’identità di genere da un punto di vista non giudicante e questo è il frutto della nostra indagine.

La Teoria del Gender, diffusa per la prima volta dal Pontificio consiglio per la famiglia nel 2000, come sostengono Ferrari, Ragaglia e Rigliano (2015), è una interpretazione teorica non riconosciuta dalla comunità scientifica, dei Gender Studies e degli LGBT Studies. Secondo Scandurra e Valerio (2016), esistono piccoli gruppi appartenenti a diverse confessioni religiose che si dichiarano apertamente contrari alle politiche di promozione dei diritti civili per le persone LGBT e che hanno stigmatizzato il “pericolo gender” e i suoi effetti culturali e antropologici. Tra questi effetti ci sarebbe la negazione totale delle differenze biologiche e psicologiche tra maschi e femmine, l’oltrepassamento della famiglia tradizionale quale fondamento naturale di tutte le società e la promozione di uno stile di vita disordinato e squilibrato. Questi gruppi anti-gender sostengono inoltre che tutti i progetti scolastici legati all’educazione sentimentale e alla promozione della cultura delle differenze siano in realtà un mascheramento politically correct di una volontà di annullare le differenze per scegliere liberamente il genere di appartenenza (Palazzani, 2011; Atzori, 2014; Tettamanti, 2015).

La critica ai Gender Studies e ai LGBT Studies è basata infatti su una eccessiva semplificazione che si sintetizza in due punti fondamentali:

1) per i Gender Studies tutto sarebbe cultura, la differenza biologica non esisterebbe, e

2) i Gender Studies propugnerebbero il primato del desiderio soggettivo, come diritto da raggiungere (Attori, 2014).

Sebbene alcuni teorici, più vicini al post-modernismo e al decostruzionismo, sembrino esprimere posizioni simili a quanto criticato dagli oppositori della presunta “teoria del gender”, in realtà, essa presenta una certa complessità teoretica che raramente giunge fino al totale annullamento del dato biologico (Monceri, 2009).

I Gender Studies sono studi scientifici interdisciplinari che hanno inteso condurre una rilettura critica dei significati socio-culturali della sessualità e dei generi, cercando di dare un senso alla secolare inferiorità cui sono state costrette le donne (rispetto al diritto di voto, l’esercizio dei potei pubblici giurisdizionali, ecc.). Il mondo accademico ha poi focalizzato l’interesse sulle cosiddette minoranze sessuali e di genere, ovvero le persone LGBT, e questi studi hanno definito il costrutto dell’identità sessuale come dimensione soggettiva e personale del proprio essere sessuato (Shivey e De Cecco, 1977; Lev, 2004).

L’identità Sessuale è un costrutto formato da quattro elementi.

1) L’identità di genere è il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza ad un sesso e non all’altro, ed è posta su un continuum maschile-femminile.

2) Il ruolo di genere indica l’insieme di comportamenti, atteggiamenti e modalità di presentazione sociale che, in uno specifico contesto socio-culturale, sono riconosciuti come tipicamente maschili o come tipicamente femminili.

3) Il sesso, che è la dimensione biologica, si riferisce alle caratteristiche genetiche, ormonali, anatomiche e fisiologiche dell’essere umano.

4) L’orientamento sessuale indica la direzione della propria sessualità e affettività, a livello comporta-mentale o di fantasia, verso persone dello stesso sesso (omosessualità), di sesso opposto (etero-sessualità) o di ambo i sessi (bisessualità).

Il biologico esiste e crea innegabili differenze, il problema non sta assolutamente nel dato biologico e nella sua funzione, sostengono Scandurra e Valerio (2016), ma in ciò che la società, e quindi il dato socio-culturale, costruisce sul biologico, creando copioni, asimmetrie e disuguaglianze, e tutte quelle persone che non rientrano nei canoni e nei copioni prestabiliti e socialmente desiderabili vengono considerate bizzarre, strane e in certi casi “malate”.

La costruzione dell’identità sessuale, etnica e sociale è quindi un processo complesso e imprevedibile, che non si può predeterminare semplicemente, con parole o con comportamenti.

L’identità sessuale non risponde solo al desiderio soggettivo o al desiderio dell’altro, si struttura, prende forma e ci dice chi siamo: non si sceglie affatto. Nel dominio del desiderio, piuttosto, rientra il problema del benessere biologico, psicologico e sociale dell’individuo che è intrinsecamente legato all’accettazione di sé. In sintesi, non si può scegliere la propria identità sessuale, si può solo scegliere come viverla.

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