L’ascolto del minore nella dimensione giuridica e lo spazio offerto al minore nella mediazione familiare

Abstract

Legalmente, la famiglia è “la società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29 Cost.), ma un giurista che si occupa di diritto di famiglia sa, o meglio dovrebbe sapere, che la famiglia è molto di più. Oltre a diritti e doveri, istituzioni giuridiche, giurisprudenza e dottrina, in una famiglia ci sono persone con sentimenti ed emozioni, ci sono madri e padri e, soprattutto, ci sono bambini. Bisognerebbe quindi dare importanza anche alla sfera sentimentale di ogni membro della famiglia, a quella più emotiva, oserei dire, a quella più intima e personale. L’autrice concentra la sua attenzione sui membri più giovani della famiglia, un’attenzione che, purtroppo, a volte viene messa in ombra, seppur in buona fede, per i motivi più diversi. Attenzione ai bambini, rivolta non solo ai loro bisogni e ai loro interessi nel momento più delicato, quello in cui sono chiamati ad essere ascoltati. L’ascolto del bambino deve essere autentico: puro, consapevole e competente. Ascolto, dunque, come vera Attenzione: “Ti ascolto perché mi interessa sapere cosa vuoi dirmi. Mi interessa cosa ne pensi. Ti ascolto perché vorrei prendere decisioni più consapevoli. Sei importante per me. Ti ascolto non solo con l’udito. Ti ascolto davvero”. Nella vita di tutti i giorni è normale che bambini e ragazzi chiedano agli adulti di essere ascoltati ed è nostro dovere da adulti quali siamo, ascoltarli e dare loro tutta l’attenzione che meritano e di cui hanno bisogno in quel preciso momento. È loro diritto essere ascoltati. Ma da chi dovrebbe essere ascoltato un bambino? Quando può essere ascoltato? In quali modi? Possono esserci conseguenze sull’ascolto dei bambini quando la situazione familiare è conflittuale? Come si sente un bambino quando gli viene detto che deve essere ascoltato? Legalmente sembrerebbe tutto semplice, ma allo stesso tempo estremamente complesso e delicato. L’ascolto richiede sempre competenza e preparazione interdisciplinare, professionalità ma anche impegno, sensibilità ed empatia. Sia in un’aula di tribunale che in una sala di mediazione familiare.

Legally, family is “the natural society founded on marriage” (Article 29 of the Italian Constitution), but a jurist who deals with Family Law knows, or rather should know, that family is much more. In addition to rights and duties, legal institutions, jurisprudence and doctrine, in a family there are people with feelings and emotions, there are mothers and fathers and, mainly, there are children. We should, therefore, give importance also to the sentimental sphere of each member of the family, at the most emotional one, I would dare say, to the most intimate and personal one.
The author focuses her attention on the youngest members of the family, an attention which, unfortunately, is sometimes overshadowed, albeit in good faith, for the most diverse reasons. Attention to children, addressed not only to their needs and their interests in the most delicate moment, the one in which they are called to be heard. The child’s listening should be authentic – pure, aware and competent. Listening, therefore, as true Attention: “I am listening to you because I am interested in knowing what you want to tell me. I’m interested in what you think. I listen to you because I would like to make more informed decisions. You are important to me. I listen to you not only with hearing. I really listen to YOU ”.
In everyday life it is common for children and young people to ask adults to be listened to and it is our duty as adults that we are, to listen to them and give them all the attention they deserve and need at that precise moment. It is their right to be heard. But by whom should a child be listened to? When can it be heard? In what ways? Can there be consequences on listening to children when the family situation is conflicting? How does a child feel when they are told that he must be heard?
Legally, everything would seem simple, but at the same time extremely complex and delicate. Listening always requires interdisciplinary competence and preparation, professionalism as well as commitment, sensitivity and empathy. Whether in a courtroom or in a family mediation room.

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